elettrodo peridurale
11 Giu 2018

Un elettrodo peridurale e continuò a cercare tartufi

Editoriale rivista n°8 – Giugno 2015

Dott. Gilberto Pari

“1986, Ospedale Infermi di Rimini: posizionavamo il primo elettrodo peridurale “monopolare” per Spinal Cord Stimulation con il supporto operativo di un “esperto” proveniente da Roma.
Purtroppo non ricordo il nome del Collega ed ho il forte dubbio si trattasse di un neurochirurgo; ricordo invece benissimo il paziente anche per il suo hobby: cercatore di tartufi.
Il sig.Rossi lo avevo in cura da alcuni anni per una vasculopatia cronica agli AAII che trattavo, come insegnatomi dal Prof. Ruggiero Rizzi, con cicli di blocchi del simpatico lombare. L’efficacia della terapia aveva degli indicatori inconfutabili: i tartufi.
Ad un certo punto il paziente, dispiaciuto più per il suo cane che per sé (lo manteneva in allenamento acquistando e nascondendo dei tartufi in giardino), mi comunicò in pieno sconforto che non ce la faceva più ad andare per boschi e mi chiese se c’era qualcosa di più da tentare per attenuare il dolore alle gambe…
Gli proposi la neurostimolazione cordonale e poco dopo riprese la disponibilità di tartufi che continuò ancora per alcuni anni. Il paziente morì ultra novantenne alla soglia del 2000 con ambedue gli arti inferiori al loro posto.

Da allora la neurostimolazione ha sempre fatto parte delle possibilità terapeutiche a nostra disposizione ed inizialmente ha contribuito alla mia crescita professionale di “terapista del dolore”, anche grazie alle opportunità formative congressuali supportate dalle aziende elettromedicali, in cui la neurostimolazione era un tema sempre presente e con molto spazio a disposizione. Le tecniche di impianto la facevano da padrone e le indicazioni erano spesso riassunte in due diapositive pressoché immutabili.

Le sessioni congressuali sui meccanismi d’azione, le correlazioni tra diagnosi e meccanismo d’azione, le complicanze, gli espianti e le loro cause, l’efficacia nel tempo, etc., destavano meno interesse ed erano spesso disertate.

All’Italia, ed in particolare a Fulvio (Zucco ndr), il merito di aver dimostrato l’efficacia della Spinal Cord Stimulation nella patologia vascolare cronica degli AAII.
In poco più di un decennio si passò dall’elettrodo monopolare a 2 ottopolari sino a più impianti variamente combinati. Necessità di batterie sempre più potenti e pacemaker ricaricabili.
In sintesi più impianti facevi e più eri bravo… e ora… ci chiediamo il perché del contingentamento in atto da parte delle nostre AUSL e Regioni.
La Medicina del Dolore era ed è un concetto ancor oggi molto vago.

In questo numero monografico abbiamo voluto tentare, senza alcuna presunzione, di rivedere e analizzare lo stato dell’arte sulla neurostimolazione cordonale, integrando tra loro gli studi di neurofisiologia e neurobiologia attualmente disponibili con l’inquadramento diagnostico algologico e le possibili implicazioni terapeutiche.
Abbiamo oggi a disposizione presidi che forniscono corrente a costanza di voltaggio, a costanza di ampiezza, alta frequenza, burst di energia, alta densità di impulso e tutti con modalità di stimolazione ampiamente regolabile e personalizzabile.
Abbiamo cioè gli strumenti elettrici necessari per interagire con la biochimica molecolare e cellulare del sistema nervoso.
Possiamo in sintesi modificare sempre più, sia farmacologicamente che elettricamente, quella che il Prof. Luigi Francesco Agnati ha definito “wiring and volume trasmission”.

A fonte di tali potenzialità terapeutiche, di quali strumenti diagnostici e prognostici disponiamo?

Abbiamo a disposizione tanta “energia” ma non sappiamo probabilmente come utilizzarla.
L’energia non va sprecata, anzi va risparmiata ed utilizzata al meglio, cercando di ottimizzare la scelta della terapia ed eventualmente della modalità di SCS in base alle necessità effettive di quel paziente ed alle conoscenze fisiopatologiche e diagnostiche disponibili. Il concetto di “energia” va, a mio avviso, esteso a tutte le terapie disponibili compresa la chirurgia e la riabilitazione.

Questo numero della rivista vorrebbe infine essere propedeutico al corso di Settembre 2015 organizzato insieme alla Fondazione per la Qualità di Vita, in cui si svilupperanno ulteriormente questi concetti, arricchendoli con il confronto verbale e culturale anche dei colleghi neurochirurghi coinvolti nella decisione della migliore terapia.”

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