editoriale
24 Apr 2018

Editoriale Presentazione della rivista

Editoriale rivista n°1 Dicembre 2011
Presentazione della rivista
Medicina del Dolore

Prof. Francesco Vitiello – Cordinatore Comitato Scientifico
Dott. Gilberto Pari – Direttore Responsabile

L’idea di Advanced Algology nasce nel novembre 2001 durante l’XI Congresso Nazionale SICD presieduto da Marco Visentin. Assieme a Guido Orlandini e a Luigi Follini si condivideva la necessità di superare l’esperienza di ISAL e di implementare gli sforzi nella direzione della ricerca e della formazione in Algologia.

Avevamo finalmente a disposizione Winalgos: uno strumento didattico, formativo e di lavoro, ed era indispensabile diffondere quanto più possibile ed in maniera quanto più efficace il seme dell’algologia proprio nel momento in cui appariva sempre più chiara la giusta affermazione della palliativologia. Winalgos era una cartella clinica algologica computerizzata pensata e studiata per il paziente algologico; per poter essere utilizzata routinariamente richiedeva una certa curva di apprendimento ed una discreta conoscenza dell’algologia: si dimostrò poco pratica per la “terapia antalgica”.

Fu adottata in maniera routinaria solo in 3 o 4 centri!!!! Il completamento prevedeva un “help” in linea che vide la luce come il “Manuale di Semeiotica del Dolore” redatto da Guido Orlandini.

Anche sulla base di questa esperienza nacquero i primi corsi di formazione in algologia che rappresentarono una palestra insostituibile sia per il corpo docente che per quello discente. All’interattività ed al continuo affinamento che un simile proficuo interscambio determinò, contribuì anche la scelta della sede in cui si tennero i corsi, Bertinoro, in grado di facilitare la “full immersion” che caratterizzava quelle esperienze: era usuale continuare le discussioni iniziate in aula durante le cene conviviali o le pause in osteria….l’algologia teneva sempre banco.

L’implementazione dell’attività di ricerca e di divulgazione ci portò, nel 2006, a fondare Advanced Algology Research che ottenne il riconoscimento come persona giuridica. Fermamente convinti del fatto che questa fosse la direzione giusta da seguire, l’obiettivo di Advanced Algology Research rimane quello di ricercare e diffondere la migliore metodologia clinica per porre la diagnosi in algologia, nella convinzione che il compito primario dell’algologo non sia quello di “eseguire la terapia del dolore” ma quello di “porre la diagnosi patogenetica del dolore” e “scegliere la cura”.

Nel 2009 la svolta che ci ha portato, sul versante della formazione, alla strutturazione di un “Master in Medicina del Dolore”, finalizzato a fornire gli elementi essenziali per prendersi cura in maniera sistematica del paziente algologico nella sua globalità, approfondendo il complesso panorama del dolore e delle sue comorbidità.
Affrontare il problema dolore dalla giusta prospettiva richiede un approccio organico: arrivare all’opportuna terapia partendo da un’accurata diagnosi. L’algologia acquisterà infatti la dignità di una specializzazione medica e s’inserirà degnamente nel nuovo panorama sanitario soltanto se, culturalmente e metodologicamente, includerà nel suo bagaglio culturale le fasi della procedura clinica comuni alle altre discipline, vale a dire la diagnosi, la decisione terapeutica e l’esecuzione della terapia.


L’attività dell’associazione si concretizza inoltre attraverso la promozione di gruppi di ricerca scientifica avanzata e specialistica e di iniziative di vario genere che mirino a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’esistenza di un dolore-malattia e a diffondere la cultura dell’approccio multidimensionale al dolore.

Il nostro sforzo nasce dalla consapevolezza del ruolo essenziale svolto dalla ricerca nella comprensione dei complessi meccanismi fisiologici e molecolari alla base della patologia dolore. E’ proprio grazie a questa maggiore conoscenza che riteniamo sarà possibile sviluppare modalità di cura sempre più mirate ed efficaci, per condurre il paziente verso una migliore Qualità di Vita, affinché possa riappropriarsi dei piccoli piaceri perduti a causa della quotidiana convivenza col dolore.

La Medicina del Dolore ha questo scopo.

Come sottovalutare, infatti, le ripercussioni che un dolore persistente ha sul fisico e sulla psiche di chi né è affetto? Quando non e’ curato adeguatamente, finisce per influire negativamente su tutti gli aspetti della salute e della Qualità di Vita: significativa invalidità, perdita di giorni di lavoro e di altre funzioni fisiche che possono sfociare in problemi più ampi, quali ridotta capacità di guadagno, problemi familiari e isolamento sociale, con conseguente perdita di autostima, depressione e ansia.

Il dolore, quindi, anche come problematica psicologica e sociale. Negli ultimi anni in Italia sono stati fatti enormi passi avanti nella formazione di competenze adeguate: la nascita di centri di medicina del dolore dove offrire al paziente un trattamento mirato, lo sviluppo di nuove tecniche, la ricerca volta ad ampliare le conoscenze nel campo del dolore, sono tutti segnali del fatto che si è giunti finalmente ad una maggiore consapevolezza del problema, anche istituzionale, culminata con l’approvazione della legge del 15 Marzo 2010 – G.U. 19 marzo 2010, n. 65, n. 38: ”Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”.

Grazie a questi presupposti, perfino in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo, siamo sicuri che la direzione presa sia quella giusta: la medicina del dolore deve acquisire l’importanza dovuta e questo si rifletterà in una maggiore attenzione e una più efficace assistenza nei confronti del paziente affetto da dolore sia acuto che persistente, al fine di evitarne la cronicizzazione con tutti gli effetti che tale evento comporta.

Questa rivista si collocherà al di fuori del vasto panorama delle pubblicazioni scientifiche, poiché lo scopo finale è quello di raggiungere non solo gli addetti ai lavori, con competenze e conoscenze specifiche, ma anche tutte quelle persone che da profane si approcciano alla Medicina del Dolore.

La nostra idea è che, grazie all’attiva collaborazione di tutti i docenti del Master in Medicina del Dolore, un tale risultato potrà essere ottenuto senza sforzi eccessivi.
Certo, occorrerà un “periodo di rodaggio”, una fase durante la quale ciascuno di noi dovrà prendere pienamente atto che la condivisione delle conoscenze e delle esperienze è il solo mezzo che può portare ad una crescita culturale e tecnica di un gruppo che voglia essere di fatto un gruppo di studio e di lavoro. Siamo però convinti che, in tempi relativamente brevi, la collaborazione di persone con un’esperienza specialistica e pluriennale nello studio della biologia, della diagnosi e della terapia del dolore consentirà di raccogliere un complesso di dati, siano essi prodotti in prima persona o ricavati da ricerca di biblioteca ed ordinati in review, che assicurerà di certo una base di conoscenze teoriche e pratiche in grado di fornire un substrato scientifico e clinico utile ad una visione del dolore a “tutto tondo”.

Una fase importante di questo processo di “acquisizione conoscenze” passerà attraverso l’ampio coinvolgimento degli studenti del Master in questo lavoro di raccolta di dati ed esperienze. Questo per differenti motivi. Innanzitutto lo studente può apportare contributi “caratteristici” di realtà che non sono quelle dei centri specializzati nella Medicina del Dolore.
Questo determina un effettivo arricchimento per quanto concerne la conoscenza di “ciò che accade in giro” in termini di approcci diagnostici e terapeutici e la possibilità di un utile, anzi fondamentale, confronto fra lo specialista del dolore e chi si sta avvicinando alla Medicina del Dolore per affinare le proprie conoscenze e tecniche, o, addirittura, per iniziare un nuovo percorso formativo.

Inoltre, è fatto innegabile che chi si sta impegnando ad apprendere, spinto da un ovvio entusiasmo per la nuova esperienza, è in grado di infondere al gruppo un elemento “di giovinezza” che molto contribuisce allo sviluppo della discussione. Il fine ultimo di questo lavoro è far si che l’argomento dolore, analizzato secondo un approccio multidimensionale che ne considera non solo la componente biologica, ma anche quella psichica e sociale, sia divulgato e divenga conosciuto al cittadino.

Proprio per diffondere questo concetto e far conoscere le problematiche della Medicina del Dolore fra i non addetti ai lavori, risulterà fondamentale saper usare un linguaggio il più possibile “alla Piero Angela” che, senza nulla perdere dei contenuti scientifici, sia in grado di comunicare ad un pubblico il più vasto possibile.

E’ questo, forse, uno degli aspetti più difficili del lavoro che ci attende.

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